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28 Aprile 2008: Ernesto dello Jacono

aprile 28th, 2008 Posted in Senza categoria

 

"Fango" di Ernesto Dello Jacono e Mario Gelardi è un oratorio civile basato sui fatti avvenuti a Sarno, Siano, Bracigliano, Quindici e San Felice a Cancello il cinque Maggio del 1998 e sul romanzo "Roberto salvato dal fango" di Ernesto Dello Jacono e Roberto Robustelli, il giovane fotografo riuscito miracolosamente a sopravvivere per settantaquattro ore nel buio di un’autorimessa a Sarno.
Dello Jacono, allievo di Eduardo, narratore apprezzato da Federico Zeri, Luigi Compagnone e Roberto Pazzi, ha vissuto in prima persona i drammatici eventi di Sarno dove è nato e risiede.
Nell’Aprile del 2001 Nello Mascia, attore e regista di riferimento della tradizione classica del teatro italiano e partenopeo, ma anche vivace, inesauribile sperimentatore ed artista impegnato in decine di battaglie civili, visita con Dello Jacono i luoghi della tragedia. L’idea che già aveva di mettere in scena una drammaturgia su quanto consumatosi a Sarno e comprensorio prende definitivamente forma. L’oratorio si avvale di un corposo organico vocale e strumentale che contrappunta la tessitura del testo.
Il Coro Polifonico Alfonsiano, diretto dal maestro Paolo Saturno, composto da dodici coristi, soprani e tenori, è la gente che interviene in più segmenti della drammaturgia, servendosi anche delle voci di sax, corno e chitarra come proprie emanazioni. Il Narratore, Mascia, descrive in maniera minuziosa il territorio, la sua conformazione, lo scenario e gli antefatti che diedero vita allo scatenarsi dei fenomeni calamitosi. La voce recitante, che si alterna e s’intreccia con quelle del coro del popolo, con i suoni e i rumori di fondo che connotarono il serrato, concitato svolgersi degli avvenimenti, dà parola e corpo ai testimoni della catastrofe: il medico, il magistrato, il giovane fotografo Roberto.
La messinscena, che si svolge interamente in un metaforico spazio all’aperto, trova il suo momento culminante nell’accensione da parte del pubblico di centosessanta lucille di cera, simbolo della costante presenza delle vittime.
L’epilogo dello spettacolo lascia ampio spazio alla riflessione, ma anche alla speranza che scaturisce da una forte dichiarazione di fede nella ragione e nella volontà: "All’indomani di queste incredibili, inimmaginabili tragedie che turbano il nostro sonno, ma non troppo, che suscitano la nostra rabbia, ma non abbastanza, che bruciano la nostra coscienza, ma non a sufficienza, non chiudiamo gli occhi, non laviamoci le mani, perché siamo responsabili tutti".

 

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